Riforma cittadinanza 2026: Legge 74/2025 e limite di 2 generazioni

Riforma della cittadinanza 2026: cosa cambia con la Legge 74/2025

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Luglio 2026  ·  avvocati-it.com  ·  Cittadinanza

Riforma della cittadinanza 2026: cosa cambia con la Legge 74/2025

In pochi mesi la cittadinanza italiana per discendenza è passata da procedura quasi automatica a materia da tribunale. La Legge 74/2025 ha introdotto un limite di generazioni e una data spartiacque, e la Corte Costituzionale l’ha confermata. Ecco, in modo ordinato, chi può ancora ottenere la cittadinanza e cosa fare adesso.

L. 74/2025converte il DL 36/2025 (c.d. decreto Tajani)
2 gen.limite alle generazioni per il riconoscimento automatico
27 mar. 2025data spartiacque per le domande già avviate

Che cosa ha fatto davvero la riforma

Il Decreto-Legge n. 36/2025, convertito con modifiche nella Legge n. 74/2025 (in Gazzetta Ufficiale n. 118 del 23 maggio 2025), ha inserito l’articolo 3-bis nella Legge n. 91/1992. La logica di fondo è rafforzare il legame effettivo con l’Italia dei discendenti di italiani nati e residenti all’estero, restringendo l’accesso automatico allo ius sanguinis.

Prima, chi discendeva da un avo italiano mai naturalizzato prima della nascita del figlio poteva farsi riconoscere cittadino risalendo la linea familiare senza limiti di generazioni. Oggi la regola generale è molto più stretta.

La nuova regola: il limite delle due generazioni

Per chi è nato all’estero ed è in possesso di un’altra cittadinanza, il riconoscimento automatico oggi opera, in sintesi, quando ricorre almeno una di queste condizioni:

Genitore o nonno italianoUn genitore oppure un nonno o una nonna era cittadino italiano esclusivamente al momento della nascita del discendente.
Residenza del genitore in ItaliaIn alternativa, il genitore italiano ha risieduto legalmente e continuativamente in Italia per almeno due anni prima della nascita del figlio.

Fuori da questi casi, il riconoscimento in via automatica non è più garantito. Non significa però che ogni percorso sia chiuso: molto dipende dalla singola linea familiare, dalla storia delle naturalizzazioni e dalla data in cui la pratica è stata avviata.

La data spartiacque: 27 marzo 2025

Il punto pratico più importante è la disciplina transitoria. Chi, entro le 23:59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025, aveva già:

  • presentato domanda di riconoscimento in via amministrativa o giudiziale;
  • oppure ottenuto la fissazione di un appuntamento consolare;
  • oppure avviato il relativo giudizio,

rientra di regola nel regime previgente, cioè senza il limite delle generazioni. Da qui l’importanza di documentare con precisione ogni passo compiuto prima di quella data.

Attenzione: ricostruire “cosa” e “quando” è stato fatto prima del 27 marzo 2025 non è un dettaglio burocratico. In diversi casi è proprio la prova di quel passo — anche una semplice manifestazione di volontà quando il canale amministrativo era di fatto impraticabile — a decidere l’esito della pratica.

La riforma ha superato l’esame della Corte Costituzionale

La riforma è stata impugnata quasi subito. Con la sentenza n. 63/2026 (depositata il 30 aprile 2026, decisione resa pubblica il 12 marzo 2026), la Corte Costituzionale ha dichiarato le questioni sollevate dal Tribunale di Torino in parte non fondate e in parte inammissibili, confermando la tenuta costituzionale del nuovo art. 3-bis nei limiti delle censure esaminate.

Sul fronte opposto, la Corte di Cassazione ha continuato a ribadire che la cittadinanza per discendenza è un diritto che nasce con la persona e ha “natura permanente e imprescrittibile”. Il contrasto tra i due orientamenti non è ancora del tutto sciolto: molto si deciderà davanti alle Sezioni Unite.

Cosa fare adesso, caso per caso

  1. Ricostruisci la linea familiare generazione per generazione, con date di nascita, matrimoni ed emigrazione dell’avo.
  2. Verifica le naturalizzazioni: quando l’avo ha acquisito la cittadinanza straniera e se ciò è avvenuto prima o dopo la nascita del discendente successivo.
  3. Colloca la tua pratica rispetto al 27 marzo 2025: hai fatto passi concreti prima di quella data? Con quali prove?
  4. Scegli il canale: amministrativo dove è ancora praticabile, giudiziale dove serve far valere il diritto in tribunale.

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Cittadinanza per discendenza →

Domande frequenti

La riforma ha abolito la cittadinanza per discendenza?

No. Ha ristretto il riconoscimento automatico per chi è nato all’estero con un’altra cittadinanza, introducendo un limite di generazioni e una data spartiacque, ma non ha eliminato lo ius sanguinis. Diversi percorsi restano aperti, soprattutto per via giudiziale.

Ho avviato la pratica prima del 27 marzo 2025: sono al sicuro?

In linea di principio rientri nel regime previgente, senza limite di generazioni, ma solo se puoi provare il passo compiuto entro quella data: domanda depositata, appuntamento consolare fissato o giudizio avviato. La prova è decisiva ed è bene farla valutare da un avvocato.

Cosa significa che il nonno doveva essere cittadino “esclusivamente”?

La norma richiede che l’ascendente non avesse anche un’altra cittadinanza al momento rilevante. È uno dei punti tecnici più delicati della riforma e va verificato sui documenti di naturalizzazione della famiglia.

Conviene la via amministrativa o quella giudiziale?

Dipende. Dove il canale amministrativo o consolare è ancora accessibile può essere più rapido; dove è bloccato o quando serve far valere il diritto dopo la riforma, il ricorso in tribunale è spesso l’unica strada. La scelta va fatta sul caso concreto.

Fonti: Legge n. 74/2025 (conv. DL n. 36/2025), GU n. 118 del 23.05.2025; art. 3-bis L. n. 91/1992; Corte Costituzionale, sentenza n. 63/2026.

Il presente contenuto ha carattere informativo generale e non costituisce consulenza legale. Per il tuo caso specifico rivolgiti a un avvocato.

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